Davvero al Pevero

22 Apr

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Quando la televisione ancora non era un elettrodomestico da rumore di fondo che perlopiù mette di malumore, la guardavo. Certo avevo ancora i denti da latte (anche per un bel pò dopo a dirla tutta) ma tranquilli questo non è un pistolotto sul “si stava meglio quando si stava peggio”.

Insomma c’erano i cartoni giapponesi  su tutti gli sport e credo abbiano formato generazioni di sportivi tra la cameretta e il salotto.Grazie a questo ora sono un discreto decatleta e, come insegnava “Lotti” e il suo mantra “Spa-ghet-ti”, io e mia sorella avevamo trasformato la casa in un campo da minigolf.

Del resto bastava un ombrello rovesciato, una palla in spugna e la fessura tra mobile e muro, certo non c’era ne il vento ne la pioggia, ma la folla entusiasta la animavamo a turno.Succede poi che gli anni passano, esci dalla cameretta e magari finisci a vivere dalle parti dove si beve tanta Guinness e il verde è ovunque.

Allora vedi che l’ombrello lo usiamo di più noi italiani e che tutti questi prati con l’erba bassa, le bandiere e le buche non esistono solo nei cartoni alla tele. Quindi quando ti chiama un amico ci vai a provarlo sto cavolo di Pitch & Putt e ti accorgi che manca la folla urlante ma c’è tutto il resto.

Così, per scherzo e per darti un tono allo specchio la mattina, ti compri la sacca,i ferri e le scarpe; il tutto alla cieca e in pieno furore internettiano. Purtroppo poi inizi a colpirla la pallina e la mandi anche lontano (pensi) e li sei già fregato, perché lo vedi che sei bello storto e ogni tanto alzi così tanta terra che le talpe ti salutano, e li vedi quelli che la fanno volare, sorridendo e pure sinuosi.

Va da se che devi prendere lezioni e che ogni minima correzione al tuo sgraziato dimenare le braccia porterà ad ore di pratica solo per colpirla di nuovo. Ma ogni volta che vai a giocare e magari ti riesce quel colpo che avevi in testa e hai avuto il coraggio di osare la senti quella folla, anche se sei da solo…perché quella folla sei tu.

Ti accorgi poi che se fai una schifezza e ti arrabbi è solo peggio e allora devi imparare ad accettare i tuoi errori e perdonarti, che parti da un punto e ritorni allo stesso punto e che in mezzo sono successe tante cose che magari un giorno racconterai orgoglioso.

Così domenica ero lì, al Pevero Golf Club. C’era il vento, un poco di pioggia ma tanto sole,l’emozione della prima vera gara insieme alla voglia di fare bene e magari ottenere l’Handicap.

Si arriva abbondantemente in anticipo e gustarsi un cappuccino in terrazza, a maniche corte, alle 9:30 e in pieno silenzio è davvero un lusso.Immagine

Non è la prima volta che ci gioco, ma quando entro negli spogliatoi mi sembra sempre di essere Eddy Murphy in “Una Poltrana per Due” e quando la signorina mi chiede se gradisco l’asciugamano per fare la doccia mi sento “un” davvero importante.

Cambio degli stracci e via verso la zona di pratica dove mi fermo per provare i Putt per circa 15 minuti, peccato che poi i green delle buche siano in fase di carotaggio (sarebbe a essere in manutenzione con simpatici buchi sparsi che non aiutano molto l’imberbe giocatore).

Il primo tiro è uno di quelli dove il cuore batte più forte (ci si caga), c’è il commissario gara e il gruppo che deve partire dopo di te.Ovvio che se finisci nel cespuglio mica gli importa ma tu speri almeno di salvare la faccia e un con un pò di fortuna ci riesco.

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Partiamo alle 11:30, finiamo il giro alle 16:45 e l’Handicap è sfumato all’ultima buca.

Il fastidio dura il tempo di una doccia, si torna in terrazza e si scherza su colpi impossibili, birdie sfiorati, tatuaggi fatti alla faccia di tutti.

Ma adesso tutti in piedi, c’è la premiazione e i trofei sono vini e spumanti. Si parte con i dovuti ringraziamenti e poi via con le prime bottiglie, strette di mano, applausi e foto di rito…ma cacchio stanno dicendo il mio nome!!!

Mentre mi dirigo incredulo verso il banchetto ho ancora il cappellino e gli “occhiali-nascondi-stanchezza”, me li tolgo grazie ad un suggerimento volante che mi riporta alla realtà.

Primo dei Non Classificati, non me l’aspettavo, sorrido mezzo ebete e sento anche un “Bravo!”.

Torno al tavolo con gli amici, poggio le bottiglie, pacche sulle spalle e strette di mano.

Mi avvicino al Buffet: oggi niente Spaghetti, Pennette al sugo.

Credo vadano bene lo stesso.Immagine

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2 Risposte to “Davvero al Pevero”

  1. Stefano 23/04/2012 a 07:23 #

    Certo che tra Lisbona, il Pevero Club, i ricordi delle tourneè a Roma ne hai di storie belle da raccontare. Potresti essere invidiato da chiunque. La cronaca giornalistica del golf è un racconto alla Edmondo Berselli ” piano però ” e quando parli di green pensa che questo pomeriggio te lo faccio fare io il ” green”. Complimenti, ho girato tutto a Rosa chissà cosa ci troverà dentro. Alla prossima

    • DeFederiki 23/04/2012 a 07:38 #

      A dirla tutta preferirei essere “inviato ovunque” ma va bene anche così 🙂

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