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8 Mag

In un fine settimana si possono fare varie cose a partire da quelle casalinghe:pulizie,manicaretti o lasciarsi sequestrare da pantofole e divani selvaggi.

Oppure si possono fare/vedere nuovi sport, fare/vedere nuove persone, fare/vedere nuove cose .

Due giorni non sono tanti ma in Sardegna lo diventano perchè ci sono luoghi dove il tempo non scorre, semplicemente è.
Piscinas  è uno di quelli e,se si ha la fortuna di alloggiare al l’Hotel Le Dune, probabilmente la Relatività di Einstein verrebbe riscritta perché un corpo a riposo (il tuo) non libera energia e la trasmuta in radiazione elettromagnetica ma la acquista e la restituisce in sorrisi ed entusiasmo.
Anche se arrivi di notte e quasi ti perdi per parsimonia di segnalazioni.

Il risveglio infatti assomiglia ad un misto Felliniano tra cancelli che danno sulla spiaggia, storie di donne che ci arrivano pilotando il loro elicottero dalla Francia, personaggi che buttano dalla finestra blasfemi e inutili apparecchi televisivi.

La semplicità di linee e colori dell’albergo é perfetta per l’intatto scenario naturale e le dune che lo circondano lo fanno sembrare quasi un fortino a custodia della bellezza.
Chi ha pensato di recuperare questo luogo ci hanno detto ha impiegato circa vent’anni a realizzarlo così com’é.Va da se che il pernotto é impegnativo ma se si pensa a come dall’altro lato del Sandalo ci siano luoghi che vantano l’esclusività a suon di zeri e oramai cafonaggine, qui si vince  per stile, accoglienza e silenzio.

Se ci si inoltra verso l’interno si possono vedere alcuni luoghi che fino a cinquant’anni fa  fornivano le materie prime a mezza Europa: Montevecchio e Pozzo Gal, pezzi di storia, non solo industriale, che si stanno faticosamente cercando di recuperare nonostante le miopie burocratiche e le gelosie organizzative.


Un ultima sorpresa la regala Arbus con la festa “Aspettando Sant’Antonio” e il suo coltello più pesante del mondo nel Museo del coltello Sardo. Paolo Pusceddu, custode e forgiatore della tradizionale Arburense, ci illustra con umorismo e competenza i diversi tipi di coltello da lui fatti e raccolti.Memorabile la sua lapidaria dichiarazione al momento dell’acquisto di una maschera intagliata nel corno creata dal figlio:”Io dico,ci vuole coraggio a farle…ma ancora di più a comprarle!”…inutile aggiungere che ci ha conquistato.

L’appuntamento che ci danno gli squisiti e accoglienti Arburesi é per il 16 giugno per la tradizionale Sagra di Sant’Antonio di Santadi, quattro giorni e 32 km di pellegrinaggio attraversando Guspini fino a Sant’Antonio di Santadi.

Quest’angolo di Terra Sarda non è secondo a nessuno.

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