Porto Ferro

10 Giu

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Porto Ferro non è un luogo comune.

Porto Ferro non è un luogo.

Porto Ferro è un rifugio.

Una boa che quando il mare dei tuoi casini è grosso ti salva.

Sarà perché li ho imparato a scivolare sull’acqua, sarà perché ha sempre allontanato i miei demoni col suo tramonto.

Me ne ha parlato per la prima volta, più di quindici anni fa, un compagno di basket che faceva Windsurf: Mario. Mi diceva che lì, dei ragazzi bivaccavano aspettando le mareggiate, sosteneva che surfavano.

E io non ci credevo, non potevo pensare che quello che avevo solo immaginato e visto nei film a stelle e strisce si potesse realizzare a neanche mezz’ora di macchina.

“In Sardegna non si può fare il surf” era un “dato di fatto” sulla bocca di tutti, così almeno credevo, fino a quando un giorno non ho detto a mio padre di passarci visto che eravamo in zona. Non si capiva manco dov’era l’ingresso per la spiaggia e non a caso, siamo finiti dritti nel parcheggione superiore dove il mare si intravedeva appena.

“Dai che torniamo indietro a cercare l’ingresso” mi pare abbia detto una volta capito che era una strada chiusa, ma ormai ero già sceso e con un secco “Aspè…” attraversai la macchia mediterranea.

Ero sulla punta sud della baia, con le gambe discretamente graffiate, c’era un pò di vento e vedevo dei puntini in acqua, saranno stati tre o quattro.

Mario non diceva balle, lo sapevo.

In un secondo vidi uno di quei puntini farsi più alto:”Cazzo ma quello sta partendo su un onda…” mi usci di bocca e il pensiero successivo fu: “Ma porca vacca, dove cazzo son stato finora?”

Tornando alla macchina con le gambe oramai sfregiate, avevo già intuito il brivido di quello che mi avrebbe aspettato.

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(Foto Antonio Muglia)

“Andiamo a cercare la spiaggia” era tassativo ormai.

Prima della discesa a mare ci sono un paio di curve, l’ultima ti dà uno scorcio sul mare e si capisce se sarà una giornata epica o meno.

Quando arrivai giù vidi un ragazzo dai rasta biondi che stava prendendo altre onde, era già il mio eroe.

Diciamo che era un mondo un filo chiuso verso i nuovi adepti per usare un eufemismo.

Ho fatto l’obiettore invece che la Leva militare ma “la Spina” l’ho fatta lo stesso.

Entravo in acqua praticamente sempre, anche quando era un “Abburottu” (condizioni di mare non adatte, nel nostro gergo tecnico) perché di spalle e fiato non c’è ne mai abbastanza e quando ti prendono per il culo devi sempre darti da fare.

Sono rimasto in muta (sotto la neve), senza chiavi della macchina (ma grazie al cielo era aperta) e manco i pantaloni, per un simpatico scherzo per il nuovo arrivato, a proposito di “Spina”.

Lì ho fatto l’alba solitario in acqua, tardato oltre il tramonto con la luna piena, scoperto i doppi arcobaleni, provato la cosa più simile ad una comune, visto gente inghiottita dai flutti, tirata fuori dall’acqua altra e sopratutto conosciuto persone e vissuto momenti che rimarranno.

Ancora adesso, prima dell’ultima curva (nonostante i tanti siti meteo) spesso non so cosa mi aspetta, se Nettuno e Eolo mi faranno divertite o mi lasceranno in spiaggia…so che il Viaggio vale sempre la pena.

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9 Risposte to “Porto Ferro”

  1. spikinbrinkio 10/06/2012 a 19:23 #

    yo

    • Corrado 11/06/2012 a 12:50 #

      bella fede, sei un poeta!!!. ma io lo conosco il rasta biondo????

      • DeFederiki 12/06/2012 a 06:38 #

        Troppo buono Caro 🙂 e cmq si…il Rasta biondo credo tu lo conosca bene…

  2. Panettone 11/06/2012 a 21:06 #

    Malaittu Zazzà! Tu a cavalcare onde e noi qui al nord a prendere secchiate d’acqua… fuck!
    Continua così e facci sognare!!!!

  3. Daxre 11/06/2012 a 21:31 #

    Grande Dylan, pensieri stupendi…così come le milanesi…:-)

  4. paponzi 26/12/2012 a 17:16 #

    Un pò troppo poetico e nostalgico. Anche un pò “barroso” specialmente quella foto in cui per ….caso….stai cavalcando l’onda. I tuoi amici che commentano ti saranno grati in eterno!!! Bella secco

    • DeFederiki 26/12/2012 a 19:58 #

      Caro Paponzi,
      in questi casi nulla è lasciato al caso.
      La “Barra” è anche l’onda che si cavalca e ci vuole tempo e costanza, come per la poesia. 🙂

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