A cena fuori.

26 Dic

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Si mangia fuori.

In quel di Roma c’è l’imbarazzo della scelta.
E con dei buoni consigli trovi ancora dei posti che ti rimangono in testa e non certo per lo stomaco sottosopra notturno.
Serata di amarcord, ricordi e pacche sulle spalle.
Di quelle che quando sei ragazzino dici  “Due palle” ma poi cresci e pensi: “Però se lo ricorda ancora!”

Eravamo “Da Candido”.

Nome raro come gli adesivi sui muri che se ne fregano del tempo e delle mode.

In questi posti mangiare e solo una parte dello spettacolo.L’altra si svolge oltre il tavolo, se vuoi partecipi sennò stai in silenzio, magari attento e guardi i movimenti della Compagnia che ha deciso di accoglierti.

Sono tre: presentazione, comanda e abbuffata.

Il primo e secondo tempo è il loro, al terzo è il tuo turno.

C’è il figlio Valentino che strappa sorrisi, versa il vino alle signore, sfotte i mariti cosicché  quando sarà il momento, Candido potrà godersi il divano sereno.
Si vede l’orgoglio di voler continuare la tradizione, di come parli bene l’inglese con la coppietta slavata, perché magari le stagioni le ha fatte nei pub inglesi, che a fare corsi privati non era cosa.

E poi  entra  in scena Sandro con un semplice: “L’avete fatto incazzà,eh?” in difesa di Valentino.
Se la ridono tra loro e pensi stia scherzando, certo che sta scherzando.
Ma più il terzo movimento va avanti, più arrivano in tavola prelibatezze da ingollare, più il dubbio che hai fatto uno sgarro pesante ti rimane.

Ma non sai davvero quale.

In genere nei ristoranti i camerieri per accontentare il cliente sono accomodanti, qui il contrario.
L’esatto opposto.

Sei tu che devi guadagnarti la sua fiducia e meritarti quello che ti porta.
Insieme ai piatti arrivano feroci rasoiate, roba non certo  per turisti,del resto tra uomini l’affetto si dimostra insultandosi.
Ancora ho di fronte quello sguardo di inquietudine, rabbia e voglia di spaccare.

La pancia è contenta ma la testa ha capito che c’è qualcosa.

Fuori dal locale telefono ad un amico che doveva venire ma poi non c’è la fatta.
Gli chiedo se aveva mai avuto il piacere di mangiare li è per tutta risposta mi dice che ci va spesso.

Gli racconto la serata e gli chiedo se conosce Sandro.

“Certo” ribatte.

E allora scopro che è laureato in Filosofia e ha pubblicato da poco un libro per Einaudi.

Dannatamente bello.

Si intitola “Dentro”.

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Una Risposta to “A cena fuori.”

  1. paponzi 26/12/2012 a 17:11 #

    eccellente descrizione della situazione e vocaboli adatti ad un racconto che non vuole essere realistico ma lascia margini alla fantasia.Forse un pò breve per uno che …..c’era!!!

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