BUENOS dias AIRES

3 Gen

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“La notte è piccola per noi, troppo piccolina!” sostenevano tempo fa delle sorelle longilinee.
Noi aggiungiamo “anche scomodina se la poltrona poco si reclina”ma tant’è, arriviamo sani, storditi e sconvolti in quel di Pistarini.

Sono le 4 am locali, non è il caso di avventurarsi a stomaco vuoto in quella ridente località da 14 milioni di anime di Buenos Aires, visto che potremo prendere possesso della doccia dopo le 13.
Una volta colmato il nostro vuoto sostanziale, saliamo sull’autobus N. 8 naturalmente senza biglietto pensando che la carta che fruscia risolva tutto, peccato che la macchinetta sgancia-ticket accetti solo monete e l’autista, con gli occhiali di Terminator non proferisca suoni ma scuota solo la cabeza.
Ci soccorre un anonimo viaggiatore che passa la sua tessera per noi e da vero signore ci sorride e augura “Felicidad”.
Saranno in default ma si presentano bene.

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Il viaggio verso Plaza de Mayo,nostro capolinea, dura un’ora e mezza.
Per tutto il tempo le nostre orecchie sono colonizzate dal Reggae-ton.
Genere musicale allegro e spensierato, sparato a manetta dal radione di Terminator, che sul momento fa battere le mani e sorridere i freschi viaggiatori.
Ma dopo un’ora grida alle torture con privazione del sonno degne di Guantanamo.

Finalmente troviamo il nostro rifugio dopo aver constatato che la città è in mano ai cani e la immondizia.
Scopriamo l’indomani, da un tassista fanatico di Valentino Rossi grazie al mio spagnolo alla Pieraccioni, che a Capodanno se ne vanno quasi tutti a Mar de Plata o altri luoghi vacanzieri.

Il primo gennaio gli unici negozi aperti sono alimentari gestiti da personaggi con gli occhi a mandorla.
Da vero procacciatore di cibo faccio la spesa, ho un battibecco per l’esosa cifra di un peso e mezzo ( meno di un euro) alla fine ho ragione e vado a letto sereno.

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Una Risposta to “BUENOS dias AIRES”

  1. paponzi 03/01/2013 a 17:39 #

    Felicidad è bellissimo, fa i paio con obbrigado portoghese. Avete trovato proprio un’anima pia. La descrizione dell’arrivo da l’idea che eravate ” a pezzi “, sudacchiati, assonnati e smarriti. Se è così la tua descrizione ti fa onore. Se non è così non sei sato descrittivo come il nostro “Sandro” che arrivato dietro le sbarre ha descritto i minimi particolari. Notevole il suo Dentro. Spero che tu non voglia percorrere le su tracce. Bon voyage

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