Il Terrazzo

10 Lug
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Se il primo bacio non si scorda mai, la prima planata ti accompagna più del Trilogy.

E non parlo del mettersi in piedi, quello arriva dopo i tanti bei “drittoni” sdraiato sulla tavola, quanto dell’essere presi a calci in culo e catapultati in avanti dal buon Nettuno.

La giornata in città era di quelle fresche e soleggiate, quelle dove stai con i gomiti fuori dal finestrino della macchina a rimirare gonne corte e magliette fine, quelle dove alzi gli occhi al cielo e se guardi bene le nuvole ti dicono che c’è ne, quelle dove dici balle a tutti e sparisci.Avevo appena comprato il Bodyboard con pinnette annesse, non facevo ancora parte della tribù dei “Longobardi” e non mi ero ancora mai buttato in condizioni di mare impegnative…lo so, nessuno è perfetto.

Porto Ferro frangeva oltre le “terze barchette” e, contando che i punti delle barche in secca sono due e non c’era nessuno tra i flutti, bastava respirare e fare una semplice addizione per non complicarsi la vita da solo.
Ma se le onde le hai viste solo nei film e uno dei bagnini rasta ti si avvicina e guardando sereno verso l’orizzonte butta un :”Vai tranquillo che ti diverti” ti senti autorizzato a buttarti in quel marasma totale.

Rai Uno, il primo canale di deflusso della baia all’epoca a me sconosciuto, mi accoglie e trascina.
Alla mia sinistra il costone roccioso scorreva veloce mentre continuavo a pinneggiare con faccia beota.
Mi trovavo circa all’altezza della punta sud della baia e non c’erano onde ma dei muri bianchi che ogni tanto rompevano su tutta la linea.
Tra un frangente e l’altro non si vedeva neanche la spiaggia e, a parte l’effetto toro meccanico, non era poi mica tanto divertente a dirla tutta.
Su di giri per tanta potenza misto solitudine decido quindi di avvicinarmi a quello che mi sembrava il picco.
Mentre mi avvicino le gambe indolenzite mandano chiari messaggi di resa, non ho molte cartucce da sparare.
Ne voglio prendere una, ovviamente la più grande e senza sapere neanche cosa farci una volta sopra.

E alla fine succede.

Spingo con le pinne verso quella che mi sembra la più grossa e parto.
Ancora ricordo il colore di quel terrazzo, scuro come quel mondo finora sconosciuto.
In questi casi poi il sonoro viene escluso.
La musica la metti dopo quando sei a casa, perché il frastuono che hai nelle orecchie lo azzeri automaticamente.

Quella cosa mi sputa direttamente in spiaggia proprio all’altezza del primordiale capanno del Salvataggio.
Mi metto in piedi sulla battigia, guardo il marasma e mi accorgo che il bagnino rasta mi viene incontro e dice: “Grande, hai preso un’onda da paura…”
Sorrido imbarazzato e penso: ”No amico, è Lei che ha preso me”.

Oggi so che non mi ha più mollato.

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