Posto Ponte

5 Ago

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“-Dai che qui va bene…
-Ma non lo vedi che siamo attaccati al bar?
-Ok, basta che non finiamo a fianco ai cessi come l’altra volta…”

A Porto Torres c’è un traghetto il cui nome starebbe bene in una fiction, Grimaldi, ma le tasche son da reality e le cabine le usiamo al massimo per telefonare e rassicurare che siamo ancora a piede libero.
Sarà la schiena a pagare il conto di questa sbandierata gioventù, per me il sacco a pelo serve solo a riconoscere i mortali dai sognanti.
“Allora io guido fino a mezzogiorno e poi vi arrangiate” dice Jordan.

Annuiamo quasi seri, fino a Marsiglia sono 18 ore e buttati in terra le polemiche non vanno d’accordo con il beccheggio e infatti le bibite, preparate a casa, hanno tutte un certo grado alcolico dato che non abbiamo mai creduto alle virtù del TravelGum.
Per la mia generazione viaggiare prima di internet forse è stato come il sesso prima del AIDS: libero a tratti sconosciuto, spesso rischioso e forse per questo più esaltante e mitizzato.

Il bastimento attracca e, mentre Kenzo con la sua Golf bianca e gli immancabili occhiali neri ci trasborda nella terra delle brioche, riprende la girandola di cazzate.
È incredibile come quattro maschi in età fertile possano andare avanti per giorni senza dire praticamente nulla di sensato e ridere di ogni cosa entri nel loro campo visivo.
Noi abbiamo talento tant’è che mi fanno male i muscoli dietro il collo e chiedo pietà, inutilmente.

Quando la strada si srotola così bene fermarsi è un peccato ma i reni ancora funzionano e poco prima di Perpignan facciamo una pausa trés chic : un area di parcheggio priva di bar.
Non siamo i soli ad avere questa necessità e un piccolo Van, con più tavole da surf di molti miei amici messi insieme, quasi si affianca e ci supera.

Il viaggiatore Sassarese in questi casi poi emerge prepotente e gratuito: iniziamo a farli a pezzi mentre addentiamo, tipo Obelix, le spappolate spianate.
Ma poco prima di ripartire uno dei ragazzi biondicci si avvicina.
La durezza del nostro linguaggio corporeo non lo intimidisce e anzi con un sorriso si presenta e prova a stringerci la mano.
Non capiamo bene quello che dice ma ad un certo punto tira fuori qualcosa di familiare.
Inspiegabilmente le nostre posture diventano più accomodanti e sembra che Babilonia non sia mai esistita.
Ci spiega che purtroppo si deve disfare dei resti di una pianta che tanto amorevolmente ha coltivato e ci chiede un offerta perché ha quasi finito la benzina per tornare a casa.
Non possiamo far finta di nulla, Dolce Remì ha segnato la nostra infanzia, lo spirito di fratellanza ci travolge.
I saluti sono affettuosi e gli abbracci sinceri, frizzanti proseguiamo la marcia incuranti della dogana.

Ma ecco che il genio ci attraversa la mente e, dato che gli aromi presenti mal si coniugano con la frontiera, perché non recarci in un bel Supermarché e farci delle sostanziose baguette al Camembert?

Eccoci qui, quattro filoni di pane che sanno di puzza di piedi pronti per essere addentanti al cospetto delle autorità.

Ci fermano, ci fanno scendere, controllano l’auto, se ne fregano delle baguette, ripartiamo, Point Break ci fa un baffo.

Poi i ricordi iniziano ad essere confusi grazie ai doni ricevuti.

Arriviamo a San Sebastian col tramonto: sleghiamo le tavole e ci buttiamo in acqua in un secondo.

L’Oceano Atlantico ci prende a schiaffi e io, sott’acqua, ringrazio.

da ritoccare sott'acqua 022_2

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