Tilos e lo Stroddio

27 Set

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Stroddiarsi è bello. Stroddiarsi fa bene. Stroddiarsi è vita.

Questo verbo riflessivo, che incomprensibilmente non compare nello Zingarelli, non ha niente a che fare con le “arie” poco liriche di cui tutti siamo capaci.

È una dimensione del corpo e della mente che rifugge ogni sforzo inutile , uno stato di quiete consapevole che ti fa contemplare ciò che ti circonda e ti riporta ai bisogni primari.

Qui a Tilos, isoletta in inverno da 300 anime , va forte.

Un motivo è di sicuro la condizione anagrafica sia degli autoctoni che dei vacanzieri: andro e menopausa.
Un altra buona ragione è la baia di Livadia che, con il suo lungomare tempestato di ristoranti e pensioni, svela il trittico della longevità: nuota, mangia e dormi.

Qui il maschio-alpha si distingue perché gira in motorino rigorosamente senza casco, la pancia sblusata e copre distanze che normalmente fai per ritirare la posta, dentro il tuo condominio però.

Se ne accorto anche Pino, genovese ma qui ormai di casa.
Mentre ci da uno strappo verso Megalo-Chorio, la capitale, ci racconta di come siano ormai dieci gli anni del suo pellegrinare estivo e di come ammiri l’unità e senso per la famiglia ancora ben presenti.
E chissà se anche Rob, inglese ma faccia simpatica, è stato colpito circa venti anni fa dallo Stroddio Tilese.
Di sicuro qualcosa di simile dato che ha mollato tutto a Manchester e ora porta in barca i turisti e affitta case.

Non è quindi un caso che, con tutta questa “frenesia”, la popolazione felina raggiunga cifre da assedio e, insieme alle capre, rappresenti una delle maggiori attrazioni.

Frenesia che viene a mancare invece nel monastero di Agios Pandeleimonias.
Grazie al noleggio di un motorino e una salita sciogli-carburatore a strapicco sul mare riusciamo a visitarlo.

Come varchiamo il cancello ci appare dietro l’albero un monaco.
Tunica e copricapo ortodosso nero, occhiali tondi alla John Lennon, lunghi capelli grigi raccolti in una coda,sta leggendo in compagnia di un gatto, sembra aspetti qualcuno.
Ci sorride, ferma la lettura e si dirige verso la chiesa senza dire una parola.
La apre e torna al tomo.
Esploriamo silenziosi e solitari questo luogo con più di 600 anni.
Arriviamo anche a scorgere il mare dalla terrazza e quando le ombre lunghe degli alberi ci suggeriscono di rientrare, gli obbediamo.

Salutiamo, lui ricambia con un cenno del capo e un sorriso che racchiude l’intera isola.

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Una Risposta to “Tilos e lo Stroddio”

  1. Stefano mancini 27/09/2013 a 08:14 #

    Ha un so che di commovente, non tanto l’aspetto turistico che si immagina e che ci immaginiamo dalle letture e la commedia all’italiana. La fuga in bune ritiro. Ma la pagina sul monaco ortodosso che non parla e apre la chiesa, e degna di Salvadores. Bene meda

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