New York

19 Nov

IMG_0178 Forse è il momento di fare outing.

Son tornato da più di una settimana dalla grande mela, forse ho passato il “New York Blues” e ripreso la vita di tutti i giorni.

Certo prima di andare a nanna mi guardo ancora le foto ma si sa ognuno cerca di addormentarsi col sorriso.

E’ il momento perché anche parlando con chi c’è già stato o ci vuole andare New York rappresenta tante cose insieme. Le foto rendono sino ad un certo punto e quello che ti travolge non lo puoi immortalare neanche con quelle panoramiche.

Ad esempio è una città che senza averci mai messo piede, se sei nato a cavallo del millennio, in parte conosci già. Banale a dirsi ma la onnipresente Babysitter, alias la Televisione, se escludiamo l’infornata di cartoni animati giapponesi degli anni ottanta, ha sempre trasmesso per la gran parte in salsa stelle e strisce, e di queste stelle, New York è una delle più brillanti.

I primi film di Woody Allen, Friends, le Cingomme del Ponte di Brooklyn, i Public Enemy e i Bestie Boys, i Knicks e la Statua della Libertà sono una parte della mia adolescenza, oddio le cingomme le ho mollate però.

Credo di non essere il solo a riconoscere lo Skyline della città che non dorme mai e alimenta i sogni ad occhi aperti di chiunque abbia il coraggio di inseguirli.

Come ad esempio la congiuntura astrale che mi ha permesso di esaudirne uno, di quelli che è passato così tanto tempo da quando l’avevi in testa che dimentichi pure dove sta il cassetto dov’è finito.

Per farla breve c’è l’amico di Antioco, Andrea, che deve fare la Maratona.

La parlantina di Andrea aggancia Liz alla Maratona e lei, avendo studiato a Firenze, non lo vede solo come un concittadino di Berlusconi in vacanza ma gli dà spago.

Lui è giornalista, lei pure.

Lui le chiede se può fargli fare un giro nella sua redazione, lei gli dà il biglietto da visita e dice di presentarsi lì il giorno dopo.

Così, grazie ad Antioco,  eccomi qui al 620 della 8th Ave sede del New York Times con l’accredito.

Frame NYT

Nel corridoio dell’ingresso una moltitudine di schermi da vita a una miriade di forme tra cui riconosco anche alcuni stati americani.

Mi avvicino è scopro che quelle forme sono fatta da parole e quest’ultime arrivano in tempo reale dal database del NYT.

E’ un opera che disegna un ritratto del giornale ogni ora diverso.

Forse New York è questo.

Una città mutante, che cambia di continuo, che si nutre delle energie e dei sogni di milioni di persone e li restituisce al mondo.

Non si può fermare, solo farne parte, sei tu all’ennesima potenza.

Un eterno “Sabato del Villaggio” senza domenica pomeriggio.

E tutto questo è dannatamente bello. 

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