Padrini

16 Nov

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“Prepara i panini bastardo, tra dieci minuti ti voglio vedere giù.”

Il messaggino arriva puntuale prima della colazione, non ho niente in frigo e per il market sono ancora in pigiama. Inizio le procedure di controllo sacca e penso che delle paste andranno bene.

Fuori c’è il sole e dentro scalpito come al solito. Si va a caccia.

Jordan mi prende “a voci” appena mi vede. Mentre fisso la tavola sopra la funerea Volvo gli replico con un freestyle, siamo in forma.

Gabriellone, Il Filosofo, ci aspetta così carichiamo tutto nel suo T4 Verde-Oro “California”.

E’ tornato, come il sottoscritto, dai piovosi lidi anglofoni, e tutti quelli che non si sono mai mossi e ancora gli domandano:”Ma sei pazzo, chi te l’ha fatto fare?”, dovrebbero vederlo ora alla guida della sua astronave.

Come fai a spiegare certe cose?

Il primo check è “Lu Bagnu” dove il mare è appena rigato. Non abbastanza per spingerci verso riva sulle galleggianti tavole. Poco male, l’atmosfera dentro il furgone è frizzante, tutti contribuiscono: io con le canzoncine, Gab con la guida senza fretta e, dietro di noi, scomodo ma contento l’ultimo tassello del trio  ci inonda di aneddoti che perlopiù ho mandato a memoria.

La Costa Nord si fa strada sotto le gomme ed il livello di parole per minuto è ancora alto. La Marinedda si fa trovare impreparata anche lei così proseguiamo, dopo la seconda colazione, verso Rena Majore.

Il sole attraverso i vetri ci scalda, i beat si modellano sul paesaggio che cambia.

Rena si apre all’improvviso, come sempre, alle nostre lenti colorate. Di onde, come di persone, non c’è traccia. Sole, vento e spiaggia intatta. Mani in tasca scendiamo a toccarla, si rallenta.

Manca Santa Teresa, e le sette chiese le abbiamo viste. Salutiamo così la placida Rena Bianca e i nostri propositi surfisti ma senza troppi patemi.

Entra in scena il Piano B: la Graticola. La serata scivola meglio di una sinistra glassy e anche il sole inizia a defilarsi. Si rientra perciò con le mute asciutte ma comunque  i muscoli fanno male, quelli della faccia per le risate.

E al tramonto, all’altezza di Monti Russu, su un rettilineo solitario, metto Tycho.

Nessuno parla più, abbiamo sempre gli occhiali da sole ma ora mi proteggono dall’imbarazzo, la testa gira, deglutisco appena, penso che tra poco sarò padre.

Come fai a spiegarglielo?

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2 Risposte to “Padrini”

  1. Fed 17/11/2016 a 00:46 #

    Sempre bello quello che scrivi. E credo sia il caso di farti tanti auguri/congratulazioni per la nuova vita che verra’!
    Mi fai venire in mente che dovrei scrivere un post su Rena Majore.. 🙂

    • Defederiki 17/11/2016 a 11:06 #

      Ciao Fed e grazie per gli auguri!

      In realtà Eleonora è già tra noi da un po’ 🙂 e questo pezzo “retroattivo” mi è venuto in mente perché lo scorso sabato sono andato a “caccia” con i miei compari, mi sembrava giusto celebrarli.
      In particolare quella uscita, anche senza onde, è ancora impressa nella mia testa.
      A presto 🙂

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