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Da Sotto

31 Ott

Sono del Capo di Sopra.

La parte alta del Sandalo, quella con i Candelieri e che impicca il babbo.

Poco male, un ricambio generazionale ogni tanto ci vuole.

A volte mi avventuro oltre Oristano e continuo la discesa fino al Capo di Sotto, Cagliari.Nonostante l’accento ci capiamo e poi sono gentili verso gli stranieri.
Sarà che sono abituati ai croceristi e un sassarese in trasferta non è tanto diverso, gli manca l’adesivo fosforescente sulla maglietta che il naso all’insù è uguale.

La Cresima di Beatrice ci ha portato in questa città sempre fascinosa nonostante gli ascensori per i bastioni siano parecchio in sciopero.

Siamo infatti sei, cinque Signore e un Signore, io che mi atteggio tra cotante donne.
In pratica è un ballo delle debuttanti anticipato che si tiene in chiesa invece che in palestra, segna segna Hillary.

Trucco, parrucco, foto con la Reflex, sbrigati però, quanta gente mamma mia, parenti e amici vestiti bene, tavoli con candelabri, prelibatezze local, il Vino del pubblicitario, Zio Giuseppe.

Riposate testa e ossa nella parte alta del centro, zona Castello, la mattina seguente esploro vicoli dal gusto spagnolo dove a stento passa il sole ma spadroneggia il Teen-Rap.
Allora mi perdo insieme alla mattiniera Eleo, il tanto che basta per girare le piazze e gli angoli.
E mi stupisco con scorci simili all’indolente Lisbona.

Realizzo che non c’è gara, che certo abbiamo la Fainè, lo Zimino, magari le battute con meno doppie ma questi ci fanno un cappotto anche con le giornate di Sole

E poi c’è il mare.

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Legami

28 Ott

  
Al principio non sai neanche legarla. 
Sia agli imperiali, tanto maestosi quanti scomodi, che alle cinghie, tanto pratiche quanto infide. 

Una delle prime paure è che si stacchi e voli addosso alla macchina che hai dietro, e ti dispiace certo che faccia danno ma l’idea di vedere la tua tavola dilaniata dalle gomme di uno sconosciuto è peggio. 

L’unica cosa tangibile di questa passione. Le onde le puoi cercare e prendere, raccontare, fotografare, e se sei bravo disegnare o dipingere. 
Ma poi spariscono. 

Lei ti accompagna ogni volta che vai. 

A un primo sguardo dice chi sei e come te la dovresti cavare in acqua. A volte mente certo, e se ci stai sopra con le gambe larghe e la gobba non può farci nulla. 

D’estate, sotto il braccio, in spiaggia quando rientro e mi ha fatto divertire, abbasso lo sguardo. Forse perché lo sento come un momento di intimità in pubblico. 
Invece sul picco ci parli, ascolta le tue imprecazioni, le urla di gioia, le battute sceme in attesa del set, si prende le frullate e non si lamenta , e se riemergi e non c’è, il tuo cuore accelera. 

All’inizio decide dove portarti e poi, quando hai confidenza, e andate sulla parete liquida, sei in estasi insieme a questo semplice pezzo di “pane” resinato. 

Quando la slego e gli metto la paraffina prima di entrare, mi piace pensare che sia contenta. Che non abbia paura di quello che l’aspetta, delle rocce che a volte sfiora, delle valanghe di schiuma che la travolgono, delle mie cattive scelte in partenza. 

Se gli fanno i complimenti per quanto è bella arrossisco io al suo posto. 

E quando la riporto in garage lo so che dorme tranquilla e sogna, come me, le onde solitarie accarezzate dal vento. 
  

Marcondirodirondello

6 Lug

  
  

Sono tanti i motivi che mi fanno sentire vicino ai nostri cugini mangia-baguette. 
Innanzi tutto la loro lunga e gloriosa storia, di cui mi ricordo i passaggi più importanti naturalmente. 

La tipa che consigliava brioche al posto del pane, il temperamatite gigante usato per darci un taglio ai signori dal sangue blu, il tipo che andando a messa invece dell’ostia si è preso Parigi. Come dimenticare capolavori artistici come La Gioconda e La Casta? 

E poi mia madre a carnevale mi vestiva fisso da moschettiere. 

Non potevo quindi mancare alla visita dei castelli in zona Loira. La ventosa e grigia Amboise ci accoglie per prima mentre lasciamo per ultimo quello sul fiume di Chenonceaux. 
Questi “nuraghi” dal tetto e metratura spropositata, sono davvero affascinanti. 

Pensare che giusto 400 anni fossero la location delle migliori feste in Europa mi elettrizza non poco. Arazzi, quadri dipinti a mano e mobili più complicati di quelli Ikea la fanno da padrone.

I letti a baldacchino erano i luoghi dove si ragionava su chi arrivava alla fine dell’anno, intero. 

C’era anche un giardino-labirinto, utilizzato per iniziare i bambini alle gioie della burocrazia.

E soprattutto, al baretto hanno un flan  da perderci la testa. 

  

 

Il Divano 

29 Giu

  

I pregiudizi sono sempre lì In un angolo del mio cervello che cerco ogni volta di mettere in modalità aereo. 

Più cresci più ti dici “no vabbè ma questa cosa la conosco, è così ” e viaggiare è la migliore risposta per capire se le fregnacce che mi bombardano sono vere. 
Quando tutto scorre troppo come al solito solo alzandomi dal “divano” vedo veramente . 

Viaggiare con una creatura poi ti dà modo di entrare in empatia prima con la gente che non parla la tua lingua. 
Ogni volta che posso perciò mi fermo in luoghi al di fuori del turista “all you can eat”. Mi guardo intorno, sorrido, saluto e così mi capita ogni volta di stupirmi. 

Che quello che dicono i film, le serie, i giornali e la televisione è solo una fetta. In genere quella più amara della torta che abbiamo da mangiare. 

Banale a dirsi, ma troppe volte dimenticata come riflessione. 

Quelli che vediamo sbarcare dai gommoni lo fanno per un futuro. 
Io invece ho bisogno di salire sul “gommone” per ricordarmi che è una gran fortuna avere un divano. 

  

Un tour a Tours

27 Giu

  

Era da un bel po’ che non viaggiavo sulla compagnia di bandiera. 

La prima volta da quando gli arabi hanno fatto mettere alle nostre hostess  il cappellino bourdeaux e le  calze verdi. 

E sopratutto il primo giro di aeroplano da quando è in pista la giovane Ele. Il suo battesimo dell’aria arriva ben prima di quello ufficiale in chiesa. Che donna moderna!

Preoccupati per il suo potenziale sonoro incontrollabile ci siamo attrezzati con librini e giochini. Ma il vero e durevole fastidio proveniva da due viaggiatori in crisi di mezza età e buonsenso, dotati poi di salivazione infinita. 

Dopo la foto in cabina col comandante e sorrisi sparsi, la banda approda all’aeroporto di Charles de Gaulle qui veniamo depistati sul treno da prendere. 

Così finiamo a Parigi per un TGV che ci fa risparmiare la bellezza di 45 minuti ma regala la scomodità di un viaggio nella terra del fuoco. 

   
 La città di Tours al nostro arrivo è sempre bagnata dalla Loira ma anche da un piacevole sole dal sapore Atlantico. Caldo a palla senza vento, giacca e passo svelto con nuvole ed Eolo. 

La domenica scoviamo un mercatino sfizioso. Ostriche vendute sfuse, formaggi dal puzzo appetitoso e le croque monsieur da sbrano in piedi. Ci sentiamo già dei local e io,preso dall’entusiasmo, compro mele che manco per una colonia estiva.  

La vera fauna local invece ha una passione motoristica molto sviluppata, Harley e tricicli a motore mai visti sfrecciano per i viali alberati tanto pomposi quanti lenti.

   

Dannata

22 Ago

Fosforescente 

Attillata e Stanca

Anziana Alba


  

New York

19 Nov

IMG_0178 Forse è il momento di fare outing.

Son tornato da più di una settimana dalla grande mela, forse ho passato il “New York Blues” e ripreso la vita di tutti i giorni.

Certo prima di andare a nanna mi guardo ancora le foto ma si sa ognuno cerca di addormentarsi col sorriso.

E’ il momento perché anche parlando con chi c’è già stato o ci vuole andare New York rappresenta tante cose insieme. Le foto rendono sino ad un certo punto e quello che ti travolge non lo puoi immortalare neanche con quelle panoramiche.

Ad esempio è una città che senza averci mai messo piede, se sei nato a cavallo del millennio, in parte conosci già. Banale a dirsi ma la onnipresente Babysitter, alias la Televisione, se escludiamo l’infornata di cartoni animati giapponesi degli anni ottanta, ha sempre trasmesso per la gran parte in salsa stelle e strisce, e di queste stelle, New York è una delle più brillanti.

I primi film di Woody Allen, Friends, le Cingomme del Ponte di Brooklyn, i Public Enemy e i Beastie Boys, i Knicks e la Statua della Libertà sono una parte della mia adolescenza, oddio le cingomme le ho mollate però.

Credo di non essere il solo a riconoscere lo Skyline della città che non dorme mai e alimenta i sogni ad occhi aperti di chiunque abbia il coraggio di inseguirli.

Come ad esempio la congiuntura astrale che mi ha permesso di esaudirne uno, di quelli che è passato così tanto tempo da quando l’avevi in testa che dimentichi pure dove sta il cassetto dov’è finito.

Per farla breve c’è l’amico di Antioco, Andrea, che deve fare la Maratona.

La parlantina di Andrea aggancia Liz alla Maratona e lei, avendo studiato a Firenze, non lo vede solo come un concittadino di Berlusconi in vacanza ma gli dà spago.

Lui è giornalista, lei pure.

Lui le chiede se può fargli fare un giro nella sua redazione, lei gli dà il biglietto da visita e dice di presentarsi lì il giorno dopo.

Così, grazie ad Antioco,  eccomi qui al 620 della 8th Ave sede del New York Times con l’accredito.

Frame NYT

Nel corridoio dell’ingresso una moltitudine di schermi da vita a una miriade di forme tra cui riconosco anche alcuni stati americani.

Mi avvicino è scopro che quelle forme sono fatta da parole e quest’ultime arrivano in tempo reale dal database del NYT.

E’ un opera che disegna un ritratto del giornale ogni ora diverso.

Forse New York è questo.

Una città mutante, che cambia di continuo, che si nutre delle energie e dei sogni di milioni di persone e li restituisce al mondo.

Non si può fermare, solo farne parte, sei tu all’ennesima potenza.

Un eterno “Sabato del Villaggio” senza domenica pomeriggio.

E tutto questo è dannatamente bello. 

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